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SONO ALTRO, finalmente...

 

 

Alice pubblica LUNGO LA STRADA, il suo primo album live

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Che cosa ha messo in questo disco? "Lungo la strada" evidenzia temi a me cari come il desiderio di pace dentro e fuori di noi, la guerra in noi e tra di noi, l'amore, la ricerca del sacro e di sé... Tra le dodici canzoni ci sono "La cura" e "Prospettiva Nevskij" di Battiato, "A cchiù bella" di Totò" e "Happiness" dei Blue Nile. Dal 20 marzo le sto portando in tour.

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Non "Per Elisa", con cui ha vinto Sanremo nel 1981: ha "rotto" con il tormentone? Litigato no. Ma non è stato facile gestire quel successo. Per anni, incontrandomi, la gente me la cantava in faccia. Finché mi sono stufata e, per 15 anni, l'ho abbandonata. L'ho ripresa tempo fa in versione progressive. Ero ad Amburgo e il pubblico dopo un po' è scappato. Menomale che era l'ultimo bis.

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Che cosa non voleva essere da giovane? Una cantante pop leggera. Ho sempre amato i cantautori, la musica e le parole. Ma ero confusa, solo vivendo ho capito chi ero e che cosa volevo essere.

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Si è mai scottata? Spesso. Nel '71 ho vinto Castrocaro, l'anno dopo sono andata di diritto a Sanremo. Per me era un luogo mitico, un punto di arrivo, ma lo scontro con la realtà è stato duro: la musica non importava a nessuno e il brano con cui partecipavo era tremendo. Sono tornata solo 9 anni dopo, quando ho vinto.

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In un video del 1984 cantava "Zu nah am Feuer" con il tedesco Stefan Waggershausen: c'erano bambole, dondoli, ragnatele. Ripensando alle stranezze di quegli anni, prova imbarazzo? Mai. Quel pezzo, poi, ha venduto un milione di copie. Certe cose facevano ridere, è vero, ma non ero io a sceglierle. In Germania i registi mi facevano trovare scenografie allucinanti e io "trattavo", con umiltà e rispetto. Quel rispetto per glia altri che, in preda alla follia del grande successo, è facile perdere assieme al senso della realtà.

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Lei a un certo punto ha imboccato un percorso artistico di nicchia: che cosa significa per lei "rinunciare"? Qualcosa di positivo, sempre frutto di una scelta.

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Le scelte più importanti che ha fatto? Tutte. Anche se alcune avevano conseguenze che non ho saputo prevedere.

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Di che cosa sta parlando? Di scelte professionali che mi hanno portato a rinunciare a qualcosa che prima caratterizzava la mia vita, come la popolarità. Ho fatto un salto nel buio, ma non ho mai avuto paura.

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Il bilancio, quindi, è negativo. E' positivo. Ho ricevuto tantissimo, grazie anche a ciò che di buono, proprio rinunciando, ho seminato.

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Rimpianti? Nessuno. Il mio obiettivo era comunicare il mio modo di essere con la musica e la voce. Che ho sempre coltivato e coccolato. E pensare che, da ragazzina, l'avevo anche persa...

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Quando? A 12 anni, dopo essere andata vicinissima a un incidente d'auto, per lo shock ho smesso di parlare per due anni e mezzo. Ho "ricostruito" la voce grazie a due brave maestre di canto. Prima era acuta, dopo molto più bassa.

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Dove vive? Da qualche parte. Adesso sono qui.

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Ha una casa vicino a Udine: com'è arrivata lì? Avevo motivi importanti per starci.

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L'amore per un uomo? Sono fatti miei. Però ci sono rimasta.

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Quando non lavora che cosa fa? Vivo.

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Si sforzi: legge, zappa l'orto... Non sono portata per l'orto. Semmai curo le piante.

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Viaggia? Mai, già lo faccio per lavoro.

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Il rimprovero più frequente che riceve? Gli amici mi dicono che sono un orso, incapace di tenere rapporti.

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Crede in Dio? Il mio percorso personale passa anche attraverso la fede, ma non voglio parlarne in questa sede.

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Gli anni della politica in piazza, quando era giovane, come li ha vissuti? Mai fatto politica attiva. Ho sempre avuto le mie idee, niente di più.

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La musica può cambiare il mondo? Viviamo nell'era dell'immagine, la musica si consuma, non si ascolta. C'è chi desidera farlo, non la massa: quella, disorientata dal sistema, sceglie solo un linguaggio, eliminando il resto.

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Ha lavorato più volte con Morgan: che cosa pensa di X Factor? Morgan è bravo. Ma quel poco che ho visto, la selezione, è aberrante.

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Un bel ricordo che le viene in mente? Ne ho tanti, per fortuna. Ma non ho nostalgia del passato o della giovinezza.

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Allora come vive la maturità? Se uno accetta le leggi naturali, quindi il decadimento del corpo, e mette l'accento su ciò che abbiamo dentro, è fantastica. Non patisco più di tanto per delusioni e sconfitte. Sono altro, finalmente.

 

 

Andrea Scarpa - Vanity Fair - Marzo 2009