Simply the Best

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

«Per favore, lasciatemi nell'ombra». Resta sempre lì questo libro, copertina rosso-Adelphi, sul tavolo che ospita le mie abituali letture. Raccoglie alcune interviste a Carlo Emilio Gadda, oltre al mio pensiero che esprime un diritto assoluto: essere altrove, lontano da dove scorre la visibilità, in disparte rispetto alla luce accecante del subbuglio dell'esserci. Ne parla, in modo tecnico, anche Filippo D'Arino, nel suo recente "Manuale di sparizione. La sfida dell'invisibilità nella società del controllo". Nel calderone del business è entrato anche il legittimo desiderio di sparire. Siti internettiani offrono il kit del perfetto scomparso, dalle carte d'identità a quelle di credito e ai conti bancari offshore. Metodi e tecniche per darsela a gambe senza lasciare tracce, per non farsi riacciuffare mai più. Per sfuggire al controllo di uno Stato braccia lunghe e occhi penetranti, antropomorficamente invasivo. Ma la questione non attiene alla tecnica dell'autosparizione, né tantomeno ai chilometri da percorrere. Già Seneca si chiedeva: «A che giova attraversare i mari e andare di città in città? Se vuoi sfuggire dai mali che ti angustiano, non devi andare in un altro luogo, ma devi essere un altro uomo». Rivolgendosi a quei suoi contemporanei che, annoiati dalla vita banale di Roma, si dirigevano nella selvaggia Lucania o verso il clima mite di Taranto, li ammoniva: «Questo vagare qua e là senza meta non ti darà alcun vantaggio, poiché porti con te le tue passioni e i tuoi vizi ti seguono. I mali che fuggi sono in te». Il giardino delle delizie, circondato dalla siepe d'alloro, è qui vicino. Una sedia di vimini o una vecchia sdraio sono confini, già ampi, per il bisogno di sparire. Da lì, il massimo della distanza è il raggio d'azione della mia mano che si allunga fino a un vecchio Dante o a una recente riedizione di Borges. E la fuga diventa totale. Proibita l'agitazione, legittimo e adorato il diritto di annoiarsi. Un'ombra che si insinua dalle fessure delle persiane, un silenzio immobile per ritirarsi in se stessi. Anzi, per mettersi in salvo anche da se stessi e guardare a quell'altrove che vive in certe pagine e si distende in certa musica. Dove non sono straniere, ma anzi benvenute, le persone care che condividono la scelta di essere di più, nella riduzione dell'esserci, di far esplodere l'essenziale, nella lotta al virus della visibilità presenzialista. Dall'angolo più nascosto, dalla sedia di vimini, è più facile vedere che tutto, anche l'universo, si espande. Senza bisogno di fare un passo.

 

Mina - LA STAMPA - 21.5.2006 - Illustrazione Gianni Ronco

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

Selezioni varie

 

ARTICOLI

La Repubblica 1985/1990 - Il genio della Tigre di Cremona - I miei 50 anni con Mina - Il glamour in bianco e nero della Tigre - Al mio segnale scatenate l'inferno - Inni con anima

 

RECENSIONI

N.° 0 - Amanti di valore - Frutta e verdura - Finalmente ho conosciuto il conte Dracula - Sorelle Lumière - Rane supreme - Lochness - Caterpillar - Catene - Bula Bula - Caramella - Facile - Piccolino - Selfie - Gli anni Rai (dvd) - Mina-Celentano Amami - Amami - Mina-Celentano - LE MIGLIORI - Fotogrammi da un canzoniere