Il suo incanto libero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alice mi è piaciuta subito. Istintivamente. L'ho scoperta nel 1978 con l'album Cosa resta... un fiore, qualche anno dopo il suo debutto sanremese dove si era presentata col suo vero nome (Carla Bissi) e con una canzone senza storia.

Franco Battiato e Giusto Pio le arrangiarono il primo 33 giri inciso per la EMI, Capo Nord (1980), dove - così come accadrà per i successivi LP -  diversi brani portano la firma della stessa Alice. I vibranti arrangiamenti di canzoni come Il vento caldo dell'estate, Guerriglia Urbana e Bazar e malinconiche ballate come Bael, Rumba Rock e Una sera di novembre, fanno di questo album una delle pietre miliari della discografia della cantante.

Negli anni successivi le frequentazioni con il pop d'autore la portano dalla vittoria al Festival di Sanremo del 1981 con Per Elisa di Franco Battiato, all'album Gioielli rubati dove interpreta magistralmente alcune tra le più belle e famose canzoni dello stesso autore.

Con Park Hotel del 1986 si assiste ad un nuovo grande salto di qualità: interessanti collaborazioni, testi intriganti e un suono calibrato perfettamente su una voce matura e possente, capace di interpretare con forza e convinzione tutti i brani del disco. Da allora il viaggio di Alice si snoda attraverso un nobile percorso artistico che non manca di comprendere riflessioni filosofiche e riferimenti culturali, fino a sfiorare la ricerca del sacro come nello spiazzante e poetico God is my DJ. del 1999. Lavori dignitosi, impegnativi, molto apprezzati da una buona parte della critica ma purtroppo atipici per il mercato discografico italiano.

Nel nuovo millennio, con la partecipazione al Festival di Sanremo del 2000, Alice porta la musica di Juri Camisasca sul palco dell'Ariston e presenta al grande pubblico il suo nuovo album, ricco di brani di repertorio più o meno recenti e in gran parte rivisitati per l'occasione.

Alice si spinge ancor di più nella ricerca del particolare, nella musica di frontiera, sempre in cammino verso i luoghi dove la bellezza e la poesia incontrano e vestono con raffinata eleganza le note del pentagramma. Dopo mesi di concerti negli auditorium, nelle piazze e nelle cattedrali, dove l'artista, confortata da un repertorio probabilmente più vicino al suo sentire, riesce finalmente a dare il meglio di sé, esce Viaggio in Italia (2003). E' uno dei pochi album di cover che può essere considerato alla stregua di un disco di inediti: tutti i brani sembrano nuovi grazie alla superba e impareggiabile interpretazione di Alice. Un progetto ben riuscito, formato da 14 bellissime canzoni scelte con grande cura nel repertorio meno frequentato di autori importanti, come De André, Battisti, Fossati, De Gregori, Gaber, Guccini e dove spiccano, tra le altre, apprezzabili incursioni fra le atmosfere ovattate dei King Crimson e la superba saggezza delle opere di Pasolini e Joyce. Questi brani, insieme ad altri accuratamente selezionati, come Col tempo di Léo Ferré e La Cura di Battiato, fanno parte del repertorio che la cantante propone ancora oggi nei suoi live acustici in giro per l'Italia, lontano dal clamore dello star system e dalle ansie da prestazione del business esasperato. La ritroviamo in ambienti raccolti e accoglienti, spesso in prima fila per una giusta causa, dove è sempre un piacere scoprirla in ottima forma fisica e vocale, capace di emozionarsi e di emozionare il suo pubblico con grande dignità umana e artistica. Rosario Bono (2008)

 

 

 

ARTICOLI

Battiato e Alice Tour 2016: selezioni rassegna stampa - Intervista di Mario Luzzatto Fegiz (Radiouno) - Sono altro finalmente (Vanity Fair) - Il vento caldo della passione (Ernesto Picenni) - Concerto: God is my DJ (Rosario Bono) - Alice vista da Carla Bissi (Radiocorriere Tv) - Selezioni rassegna stampa 2014 - Articoli 2003-2006 Selezioni

 

RECENSIONI

Quante meraviglie nel paese di Alice - Gioielli rubati (Rosario Bono) - Mezzogiorno sulle Alpi (Velvet) - Viaggio in Italia (Rosario Bono) - Samsara (Rosario Bono) - Weekend (Rosario Bono)